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Alabama contro la libertà. Nuova legge sull’aborto.

Alabama, 16 maggio 2019_

«Ho firmato una legge che afferma con forza l’idea che ogni vita è preziosa ed è un regalo di Dio».

Queste le parole della governatrice dell’Alabama, Kay Ivey, che ha recentemente firmato le norme più restrittive d’Amarica. Lo stato sud-orientale degli Stati uniti vieta così, con soli 6 voti contrari e 25 a favore in sede di Senato, il diritto all’aborto approvando una legge severissima che impedisce l’interruzione di gravidanza, anche di fronte ad uno stupro o ad un incesto, dove la sola eccezione contemplata è quella di un’eventuale minaccia per la vita della futura mamma. Estreme le misure cautelari ai danni dell’equipe medica coinvolta in caso di inosservanza del disegno di legge o che soltanto tenti di praticare quanto interdetto.

Alla realtà dei fatti una scelta verosimilmente irreversibile. Nella propria coscienza uno scenario che accoratamente ritrae un accordo in controtendenza con tutti i progressi che si stanno facendo in questo campo.

Oggi l’Alabama si spinge ben oltre le misure anti-aborto e con lei tutti coloro che rimarranno a guardare. Le donne perdono così potere sul proprio corpo che appartiene ora ad una legge assurda. E non sarà il silenzio a salvarci. Questa legge è uno “stupro” per tutte le donne e per la loro dignità, per tutte coloro che pagano o hanno pagato con la propria coscienza le conseguenze di un’atrocità che non hanno scelto loro di subire, per la loro libertà e per le limitazioni imposte sui loro corpi. Chi siamo noi e come possiamo anche solo pensare di giudicare o di decidere per una donna?

Una donna sa perfettamente, anche se non ha mai provato quest’emozione, che avere una vita che cresce dentro di sé è indubbiamente il regalo più bello, perché i figli sono da lei amati ancor prima di venire al mondo, un figlio lo si ama non perché sia bello o intelligente ma perché è figlio, è una vita generata da lei stessa ma destinata a lui, è la dimensione più gratuita dell’amore che non finisce mai di stupire.

Milioni di donne in tutto il mondo sono condannate all’impossibilità di non provare mai la gioia di essere madri e altrettante hanno subito e subiscono ogni giorno il dolore più grande: la perdita di un figlio. Ma come puoi chiedere ad una donna o addirittura ad una bambina vittima di stupri perpetrati di comprendere tutto questo! Come puoi chiederle di convivere contro la sua volontà con un fantasma che vorrebbe non fosse mai esistito, di portare per nove mesi dentro di sé il frutto del più infernale di suoi ricordi, di mettere al mondo e di crescere un bambino che per quanto innocente i suoi occhi le ricorderanno sempre l’orrore che ha provato quel giorno o semplicemente mettere una ragazza di fronte ad una responsabilità a cui non è ancora pronta. Non credete che sia facile; certe scelte nascondono lacrime invisibili agli occhi e coraggio da vendere.

Quando smetteranno di comandare sui nostri corpi? Nessuno dovrebbe avere il diritto di essere tanto egoista. Non siamo noi a decidere cosa è etico e cosa invece non lo è. Proviamo invece per una volta a difendere e a rispettare le scelte altrui.

Parole sconcertanti quelle che leggiamo negli occhi di chi incredulo cerca di realizzare quanto accaduto. Si apre ora una battaglia legale che vede in prima linea non solo loro, le più tenaci, ma anche tutte quelle associazioni che giorno dopo giorno si battono a difesa dei diritti delle donne.

Divampa ormai da giorni la polemica in tutto il Paese che comincia ad avere eco in tutto il mondo perché regredire sui diritti delle donne è una tematica che colpisce su scala internazionale ma soprattutto segna una sconfitta nella lotta per i diritti umani.

Oggi è la negazione all’aborto. Chissà, domani saranno i nostri diritti ad essere calpestati dalle brame di chi non ha mai vissuto sulla propria pelle ciò per cui decide. Dobbiamo parlare.

Sono casi come questi a mettere in luce l’assoluta fragilità e l’estrema precarietà dei diritti umani. Settant’anni fa Simone de Beauvoir scriveva parole profetiche: «Non dimenticate mai che è sufficiente una crisi politica, economica o religiosa per mettere in discussione i diritti delle donne. Questi diritti non sono acquisiti per sempre. Dovrete restare vigili per tutta la vostra vita».

Se solo il mondo fosse “donna” per qualche istante e pensasse come tale.