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L’addio al “principe libero”. 10 cose che non sai su Fabrizio De André.

Accadde nel 1998, ieri 11 gennaio: l’addio al “principe libero”. 10 curiosità su Fabrizio De André.


Molto è stato detto attorno alla figura complessa di Fabrizio De André, il figlio anarchico di un ricco industriale genovese, amante della Sardegna e parsimonioso con le parole. “Scrivo canzoni e parlo solo quando ho qualcosa da dire.” Tuttavia, ciò che scrisse mosse generazioni di giovani ed ebbe una profonda influenza sul cantautorato italiano. Da molti considerato inarrivabile benché troppo elevato, schivo e pungente, come tutti gli artisti più autentici, colto, romantico, sfacciato, complesso come i più grandi poeti… fiumi di parole non basterebbero per rendere giustizia ad uno dei personaggi più intensi e influenti del Novecento.
In occasione del ventesimo anniversario della sua morte, abbiamo raccolto le curiosità più interessanti che lo riguardano e che, forse, non conoscevate:


I. Il soprannome Faber 

Il celebre nomignolo gli fu affibbiato dal grande amico Paolo Villaggio, che lo scelse sia per l’ovvia assonanza con il nome che per la passione di Fabrizio per le matite colorate Faber-Castell.


II. Il “poeta degli ultimi”.

Da sempre l’eroe degli ultimi, rese noto il suo supporto agli ambienti più degradati, cantandone i tratti nobili, dimostrandone la purezza. Ha saputo donare una dignità alle “vittime di questo mondo”, ha saputo far nascere la bellezza dal letame. Riuscì persino a mettersi nei panni dei banditi che lo sequestrarono insieme alla moglie Dori Ghezzi, tenendoli ostaggio nei meandri desolati della Sardegna per quattro lunghi mesi. L’esperienza del rapimento lo segnò tanto da ispirare numerosi lavori, uno dei più celebri è Hotel Supramonte.


III. Il vangelo secondo De André: Fabrizio e la religione.

La sua può essere definita come una “religiosità anarchica”, fortemente critica nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche e spesse volte sarcastica. In seguito al sequestro però, la sua visione religiosa subì un’evoluzione. «Durante il rapimento mi aiutò la fede negli uomini, proprio dove latitava la fede in Dio. Ho sempre detto che Dio è un’invenzione dell’uomo, qualcosa di utilitaristico, una toppa sulla nostra fragilità… Ma, tuttavia, col sequestro qualcosa si è smosso. Non che abbia cambiato idea ma è certo che bestemmiare oggi come minimo mi imbarazza.»


IV. In cerca della propria strada.

Una gioventù piuttosto sregolata è cliché per molti artisti, Fabrizio non è escluso. Raggiunta la maggiore età abbandona il nido di casa in seguito ad incomprensioni con il padre e prova ad imboccare la propria strada. Segue corsi di lettere e medicina, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza per poi abbandonarla a pochi mesi dalla laurea; frequenta prostitute, si dà all’alcol, scopre la passione per il jazz e inizia ad esibirsi in piccoli locali insieme ad altri importanti nomi della musica italiana, come Luigi Tenco e Gino Paoli.


V. Fabrizio e l’amore.

Nel 1961 celebra il matrimonio con la prima moglie Enrica Rignon detta “Puny”, una donna benestante e appassionata di jazz: da lei avrà il suo primogenito, Cristiano. L’amore della sua una vita fu però la cantante Dori Ghezzi, con cui si sposò nel 1989, dopo 15 anni di convivenza. Testimone di nozze fu il grande amico Beppe Grillo, che il cantautore ricambierà al suo matrimonio con Parvin Taadjk. Dori fu la donna che lo accompagnò sino all’ultimo giorno della sua esistenza e con lei Faber diventò papà per la seconda volta di Luisa Vittoria, detta Luvi.


VI. La paura del pubblico.

La grandissima timidezza che lo caratterizzava lo portò sempre più spesso ad evitare esibizioni e apparizioni televisive. I più affezionati avevano imparato ad amarlo nel suo modo d’essere: a causa della sua paura del pubblico era praticamente invisibile, tanto che ogni volta che saliva su un palco non solo era incapace di muoversi ma talvolta anche di aprir bocca. «Ogni volta che mi trovo di fronte al pubblico l’emozione mi chiude la gola e non riesco più a cantare», confessava. Per questo il cantautore scelse sempre di esibirsi nella penombra e dopo aver bevuto qualche bicchiere di whisky.


VII. L’ultimo saluto.

La morte prematura, avvenuta nel 1999 per un carcinoma polmonare ha sconvolto l’Italia. Al funerale partecipò una folla di quasi diecimila persone e all’interno della sua bara furono depositati un pacchetto di sigarette, una sciarpa del Genoa, la squadra del cuore, un naso da clown e un drappo blu.


VII. Passioni oltre alla musica.

Forse non tutti lo sanno ma, oltre all’incallita passione per il fumo, Fabrizio era un grandissimo appassionato di vini e cavalli. Tra le sue passioni c’era anche l’astrologia, come ha rivelato l’amico Mauro Pagani «Fabrizio aveva una gran passione per l’astrologia. Anzi, se doveva intraprendere con qualcuno un lavoro appena più che saltuario, per prima cosa gli chiedeva la data di nascita e l’ora. Poi gli faceva l’oroscopo di base e il quadro astrale completo, con tanto di effemeridi. E, se buttava male, il lavoro non partiva nemmeno».


IX. Il negozio-museo da visitare.

Nella storica Via del Campo a Genova, cantata da Fabrizio nell’omonima canzone, il negozio di Gianni Tassio fu per molto tempo luogo d’incontro per appassionati. Il commerciante genovese, collezionista e conoscitore della musica, aveva radunato molto sul cantautore, dalle foto agli spartiti, ai dischi rari, alla sua chitarra Esteve, comperata in un’asta. Oggi lo spazio, chiamato Via del Campo 29rosso, è meta di curiosi ed estimatori di De André, un museo del cantautorato italiano.


X. L’appuntamento al cinema.

“Principe libero” è il titolo del film, coprodotto da Raifiction, che racconta la vita di Fabrizio, ripercorrendola dalla prima infanzia ai grandi capolavori dell’età più matura, attraverso un racconto accurato dei suoi anni a Genova, del rapporto con la famiglia e del suo percorso artistico e formativo, incorniciato da legami importanti come quelli con Paolo Villaggio, Luigi Tenco e Dori Ghezzi. Un efficace racconto della vita di un mostro sacro, da godersi a mente libera da pregiudizi.



A vent’anni dalla sua scomparsa, il mondo è orfano della sua arte. L’arte di un poeta che non si fermava alle parole, ma le cui note hanno tracciato un capitolo nella storia della musica. Parole tramutate in sonorità epiche e caratterizzate da un’inconfondibile voce profonda. “Ascolta la sua voce che ormai canta nel vento, vedrai sarai contento.”

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