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Baby, la nuova serie italiana targata Netflix

Che gli americani abbiano sempre avuto il primato in campo seriale non è una novità, ma è soltanto negli ultimi anni che le serie tv hanno registrato un vero e proprio boom, guadagnando sempre più spazio nella vita dei telespettatori di tutto il mondo. Abili sceneggiatori, registi e grandi interpreti internazionali si sono così ritrovati a misurarsi con il piccolo schermo, dando alle emittenti di questo nuovo media opportunità di investire e produrre storie appassionanti, con l’idea di stupire il pubblico, tenendolo incollato allo schermo, tra realismo e fantasia.

In quest’ottica infatti, sono tantissime le serie tv che hanno tenuto migliaia di persone con il fiato sospeso, stagione dopo stagione, ottenendo consensi e guadagnando premi di livello internazionale. Da “Dark” in Germania a “La Casa De Papel” in Spagna, ora tocca all’Italia con “Baby”, disponibile da pochi giorni, ha già catturato l’attenzione del pubblico con pareri entusiastici e non.

 

 

La nuova serie targata Netflix prende ambientazione ai Parioli, un celebre quartiere della Roma bene. In questa atmosfera, gli autori hanno voluto far luce sulle vicende di cronaca che avevano coinvolto le cosiddette baby squillo, scoppiate nella capitale nel corso del 2014, scaturendo nel pubblico pareri contrastanti. Le prime critiche arrivano dagli Stati Uniti, più precisamente dal National Center on Sexual Exploitation (Ncose) che accusa la produzione italiana di “normalizzare l’abuso e il traffico sessuale dei minori, come la prostituzione.”

Gli Stati Uniti, invece, si dividono tra chi accusa la serie di semplificare l’argomento fino a renderlo normale e chi è invece curioso di scoprire il proseguire della trama. Inserite in uno scenario realistico, viene rappresentata al meglio l’adolescenza ed il modo in cui i ragazzi l’affrontano.

 

 

Ad onor del merito il cast, il quale è l’elemento certamente più lodato di tutta la serie. Gli attori adulti sono tutti ben assortiti, da Claudia Pandolfi a Isabella Ferrari. Anche la scelta delle protagoniste è stata più che indovinata: Benedetta Porcaroli (direttamente da Tutto può succedere) e Alice Pagani (reduce da Loro di Sorrentino). Attorno a loro ci sono i ragazzi del liceo Collodi, dei pariolini a tutti gli effetti, che appena aprono bocca ti fanno venir voglia di prenderli a sberle, così tanto da ritrovare la loro umiltà (sempre se presente).

Le due attrici protagoniste incarnano alla perfezione la noia di un’adolescenza priva di sacrifici e fatiche e alla perenne ricerca di provare altro. Capiamo questo già dall’inizio della prima puntata, quando Chiara (Benedetta Porcaroli) dice: “Se hai 16 anni e vivi nel quartiere più bello di Roma, sei fortunato. Il nostro è il migliore dei mondi possibili. Siamo immersi in questo acquario bellissimo…ma sogniamo il mare. Ecco perché per sopravvivere abbiamo bisogno di una vita segreta”.

 

 

Il tema della prostituzione giovanile, avrebbe dovuto essere il centro dell’intera vicenda, ma fa da sfondo a un mondo apparentemente perfetto, come quello dei Parioli di Roma. Ci sono molti temi che si intrecciano tra loro all’interno della vicenda, temi molto attuali, soprattutto nel mondo dei teenager. 
Si parla di bullismo, di droga, di drammi familiari. La scrittura della serie è stata affidata a sceneggiatori che sono degli under 25, una scelta che è risultata vincente. L’obiettivo nel coinvolgerli era quello di mantenere vivo il linguaggio usato degli adolescenti di oggi, le loro abitudini e i loro modi di fare.

Se da questo punto di vista la scelta degli sceneggiatori è risultata vincente, dall’altro mi sento di dire che le vicende potevano essere sviluppate più in profondità, così come la storia e la crescita dei personaggi. La sceneggiatura della serie aveva molte potenzialità, alcune sono state sfruttate di più altre meno. Troppo spesso veniva da chiedersi quale fosse il punto, dove effettivamente si volesse arrivare con le informazioni fornite, fin troppe a mio avviso e con troppi pochi minuti per assimilarle.